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Google Plus come Matrix?

Inizia con queste parole un articolo pubblicato sul Guardian che invita a riflettere sul ruolo di Google Plus.

“Praticamente tutti (me compreso) non hanno considerato bene cosa sia Google+.
Ha diverse somiglianze con Facebook o Twitter quindi abbiamo pensato che si trattasse di un social network e lo abbiamo giudicato su quella base […]
Eppure non ha l’impatto di Facebook. Non ci sono quei movimenti di indignazione o preoccupazione, gli allarmi preoccupati per i possibili incitamenti negativi che lancia.
Questo perchè Google non è un social network ma è come Matrix, un mondo a parte dal quale può essere difficile uscire”.

Quando si crea un account gmail automaticamente si ottiene anche un account Google+ che ci segue ovunque anche se non si è hai mai usato.
Tutti i servizi dell’universo Google, da YouTube a Maps sono fatti in modo da spingere l’utente ad accedere al servizio e quindi ad usare Google Plus, che che guarda ciò che si sta facendo e lo registra e memorizza quella via per riferimento futuro.

Ecco che viene fuori Matrix. Google è come una barriera, uno spartiacque fra l’utente e il mare magnum del web. Una volta connessi si vedrà quello che Google ha deciso essere il risultato “più rilevante” (e, di conseguenza, anche le inserzioni “più rilevanti”).

Scrive Ben Thompson, autore del blog Stratechery

“La caratteristica di Google+ e di ogni altro servizio offerto da Google è quella di essere come un acchiappamosche che ha lo scopo di assicurarsi che l’utente sia connesso e tracciato da Google in ogni momento.”

Quindi lo scopo è diverso da quello di un normale social network, sebbene questi ultimi (soprattutto Facebook, con il suo motore Graph Search) si stiano allineando alla strategia di Google di essere come un filtro per l’utente, un Virgilio in grado di indicare la strada ritenuta migliore, senza buche, ostacoli e pericoli.
Il prezzo per questo servizio è un monitoraggio costante di tutte le interazioni che avvengono sul web e quindi una diminuzione della nostra privacy.
E’ forse troppo alto?

Sul sito del Guardian puoi leggere l’articolo originale.
Quali sono le tue opinioni in proposito?

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