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Search Engine Optimization: ha ancora senso?

Per chi, come noi, da anni segue attentamente le evoluzioni degli algoritmi di Google per portare risultati tangibili ai clienti in termini di traffico organico attraverso operazioni di Search Engine Optimization, la vita si è fatta davvero dura.

Prima Google Panda, pensato come arma contro le cosiddette “content farm” ma in realtà nocivo anche verso siti con contenuto assolutamente univoco e proprietario. Un’ondata di cambiamento che è arrivata con più release e che ha sparigliato molte delle regole classiche conosciute fino a quel momento.

Poi il “penguin”, ossia un nuovo modo di intendere il “link building”. Una delle maggiori cause di penalizzazione di non semplice risoluzione. Tantissimi sono stati i siti che hanno subito cali di traffico molto bruschi a causa di link “comprati”, ottenuti da siti a loro volta penalizzati oppure di scarsa qualità.

Solo di recente Google ha messo a disposizione un sistema all’interno di Google Webmasters Tool in grado di identificare tali link per poterli rimuovere e delle risorse in grado di identificare le penalità.

Al di là di ciò che è certo, come la struttura del sito, l’HTML, la qualità del contenuto, le performance del sito e via dicendo, la SEO non è più un servizio proponibile sul mercato con delle certezze ed è importante ammetterlo e prenderne atto.

Al di là delle oggettive difficoltà che riguardano la possibilità di influenzare in modo “etico” le ricerche e la propria presenza nelle SERP, c’è da aggiungere il fatto che ormai certe tipologie di parole chiave sono cannibalizzate da siti storici che hanno una grado di popolarità difficilmente intaccabile.
Oltre a ciò, c’è sempre l’aleatorietà data dalle azioni non algoritmiche, quelle che per intenderci sono fatte da “quality rater” che agiscono manualmente

Ciò comporta il fatto che, poichè il traffico proviene all’80% dalla prima pagina dei risultati delle ricerche, spesso Google è letteralmente invaso di pubblicità. L’unico modo che le imprese hanno per posizionarsi adeguatamente.

L’eccessiva presenza di Adwords, gli elementi che Google dedica spesso a risultati di pertinenza di Google News, rende la SEO ancora più difficile da progettare e fà di Google un luogo confusionario che vanifica gli sforzi.

Ormai già da tempo siamo consci di questo fatto e, alla luce degli innegabili cambiamenti, ci stiamo orientando a progetti di respiro più ampio che non riguardino solo la SEO così come l’abbiamo conosciuta finora, ma che integrino un’ottimizzazione riguardante la presenza sui social network.

E’ un dato di fatto che se il 54% degli utenti circa trova ciò che cerca sul web utilizzando Google ed i motori di ricerca classici, il 32% lo fa utilizzando Facebook, Twitter, Linkedin e via dicendo.

Avere una identità “social” organizzata, non commerciale ma comunque in grado di propagare informazioni e renderle reperibili è di fondamentale importanza per farsi trovare. Allo stesso modo fare attività di Internet PR strutturate creando un legame tra il proprio sito web ed i social network e migliorare la propria “social authority” produce effetti benefici sulla SEO.

Le nuove circostanze hanno comportato il fatto che lavorare con delle “success fee” non è più viabile. Tuttavia è pur vero che, proprio perchè non è possibile garantirsi traffico solo attraverso la SEO, accertarsi di ottimizzare la propria presenza “social” e soprattutto farla funzionare con continuità e metodo è diventato essenziale per sfruttare le potenzialità della rete.

Lunga vita a ciò che in molti hanno già ribattezzato SMO (Social Media Optimization)!

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